Monte Nudo con la fibromialgia: la nostra Festa del Papà in montagna
- Alessia Masciocchi
- 13 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Ciao bellezze!
Oggi vi racconto dell’avventura sul Monte Nudo con mio padre, i nostri cani e una crisi fibromialgica.
Pensavo di non farcela fin da prima di partire, ma avevo un grande desiderio di calpestare la neve tardiva con mio padre per la Festa del Papà. Fin da quando ero piccola siamo sempre andati a camminare sulle “montagne di casa”, sopra Vararo, e questi posti hanno curato molte volte le mie ferite e placato le mie ansie. Ieri, alla fine, non è stato molto diverso.
Avevamo già rinunciato a passare la giornata sulle nevi del Lusentino per via dei miei dolori, ma ci tenevo tanto a passare del tempo di qualità con lui. A colazione ci siamo lasciati con un “forse andiamo”: entrambi speranzosi di farcela, entrambi pieni di beghe.
Ho passato mezza mattinata con relativa tranquillità fisica: un po’ di tensione muscolare e altri lievi dolori che sono ormai all’ordine del giorno. Ma verso le dieci è tornato quel dolore al ginocchio sinistro che settimane fa mi aveva spinta ad andare in pronto soccorso con la convinzione di avere qualcosa di rotto, e sono ben consapevole che per chi non soffre di una sindrome fibromialgica è inconcepibile, illogico e irrazionale come pensiero.
Ritorno alle dieci della mattina del 19 marzo! Provavo un intenso dolore al ginocchio, che a momenti si alternava con l’anca o la caviglia, a momenti era persino un unico dolore a tutta la gamba. Proprio in quel momento ho ricevuto una chiamata da mio padre: saremmo andati. Ho accettato senza farlo impensierire: dovevo farcela!
Verso mezzogiorno abbiamo caricato l’auto per salire a Vararo con Gin e Rein, i nostri Setter Inglesi che non perdono nemmeno un’avventura, e siamo partiti. Prima di imboccare la salita del Cuvignone io e mio padre ci eravamo già accordati sull’accorciare il giro, evitando i Pizzoni di Laveno: mi sono sentita subito più tranquilla, gliene sono ancora riconoscente!
Arriviamo a Vararo immersi nei nostri problemi e ci prepariamo alla sgambata: Costa Grande fino alla sbarra del Passo del Cuvignone, defaticamento relativo fino alle panchine del bivio con il Monte Crocetta, per poi proseguire sul sentiero di cresta del Nudo. Mio padre nutriva seri dubbi su come mi ero vestita, ma durante il giro si è dovuto ricredere (come dice sempre mio padre: c.v.d.). Lui prende Gin, io Rein: padre e figlio come noi, un dettaglio che ci lega ancora di più.

Decidiamo di non passare per il “Roseto”, giusto per cambiare sentiero: errore madornale! Ci siamo imbattuti nei primi segni dell’ennesimo disastro che ha colpito questi boschi con l’ultima neve: frane, alberi crollati e il sentiero? Sparito a tratti. È partita allora la “modalità Rambo”. Io sono solo scivolata in un fiume, mio padre è solo rimasto attaccato con il collo a dei rovi.
Arriviamo in Costa Grande e iniziamo la vera e propria salita, tra sassi, paglia bagnata, cumuli di neve e primule. Dolore a ogni passo, Rein tirava e non riuscivo a capire con che mano tenerlo: se usavo la destra provavo dolore alla schiena, con la sinistra il dolore si spostava tra le dita. Ho proseguito alternando.
L’obiettivo finale era sì il Monte Nudo, ma iniziava a sembrare infattibile, allora abbiamo fissato come primo punto di arrivo la sbarra, ma il peggio rimaneva pensare alla discesa del rientro. E alla sbarra siamo arrivati con gli animi più sollevati, mentre i dolori stavano iniziando a farsi largo per tutto il mio corpo. Per questo abbiamo deciso che avremmo considerato il da farsi una volta giunti alle panchine.
Ci arriviamo e facciamo una breve pausa per bere. Decidiamo di arrivare almeno al punto di attacco del vero e proprio sentiero di cresta: questo continuare a darci obiettivi mi ha aiutata tantissimo e ha reso il tutto più gestibile anche per mio padre.
E no, non ci siamo fermati nemmeno all’attacco, abbiamo invece attaccato noi il sentiero. Con pause, sì, ma ci siamo gustati ogni passo (e ne abbiamo approfittato per qualche foto). Verso la fine ho iniziato a fare come papà: incitavo il cane dicendogli che mancava poco, ovviamente per dare forza a me stessa.
E siamo dunque arrivati in vetta! Per festeggiare ci siamo divisi una piadina in quattro e la fatica è stata ripagata anche da un pezzo di cioccolato fondente al caramello salato – senza nulla lasciare al bellissimo panorama!
Ma non era ancora finita: mancava la discesa, ovvero la parte più impattante sulle articolazioni. Dopo il primo pezzo in lieve pendenza sono iniziati i problemi: Rein tirava troppo, mi si stava annebbiando la vista, e il tocco dello zaino sulla schiena dolente era diventato insopportabile (ho scoperto da poco che questo è un sintomo fibromialgico: “allodinia”). È intervenuto così mio padre: abbiamo fatto uno scambio tra Rein per un bastoncino da trekking.
A metà del sentiero di cresta ho realizzato che il dolore stava peggiorando, il mio equilibrio diventava sempre più traballante: arrivare a Vararo sarebbe stato come un calvario. Ho quindi preso coraggio e proposto a mio padre di aspettarlo alla sbarra.
All'inizio mio padre ha cercato di incoraggiarmi il più possibile, ma poi ha compreso la dura realtà dei fatti: trascinavo la gamba nella neve, cadevo. Alle panchine ha approvato la mia proposta. Siamo scesi ancora in po’ insieme, poi mi ha riaffidato Rein ed è sceso dalla Costa Grande con Gin.
Erano le quattro e mezza, mi aveva avvisata che non sarebbe arrivato prima delle sei. Un passo alla volta e tanti “dietro” detti a Rein per non farlo tirare: ero sfinita e puntavo solo alla sbarra. Ma, colpo di scena: mio padre è riuscito a recuperarci alle cinque e un quarto. Sì, quarantacinque minuti prima! Quando l’ho visto arrivare pensavo fosse un’allucinazione. Ha corso per me: un gesto per il quale sono stata immensamente grata e porterò con me per sempre!
Salita in macchina ho indossato subito le ciabatte Birkenstock rigorosamente con i calzini, poi ho abbracciato fortissimo il mio “paparone”. Durante il viaggio di riorno eravamo entrambi stanchi, io proprio “da rottamare”, ma felici.
Una bellissima Festa del Papà e una grande soddisfazione per entrambi per avercela fatta.
Grazie ancora, papi: siamo stati uniti e abbiamo affrontato pure la fibromialgia in montagna!













Grande sister!! Capisco bene ciò che hai scritto e sei stata "gigantesca" in questa avventura con papà e il dolce, ma robusto, Rein. Nessuna. Parola mi suona meglio di "ti stimo"!