La mia terza settimana di ricovero DCA al San Raffaele Turro
- Alessia Masciocchi
- 47 minuti fa
- Tempo di lettura: 3 min
ma ho davvero un DCA o è un sintomo marginale di qualcosa di più complesso?
Ciao bellezze,
Qualcuno avrà visto sui vari Social le prime foto che ho osato postare di questo ricovero DCA, e qui – in parallelo – vi narrerò alcune cose che sono successe.
Fibromialgia portami via
In questo ricovero è obbligatorio – imperativo oserei dire – stare fermi. E cosa c’’è di peggio per una persona affetta da sindrome fibromialgica rispetto allo stare fermi? Vi rispondo per esperienza personale: niente, assolutamente niente.
Per incalzare la dose mi viene vietato qualsiasi tipo di movimento, anche involontario o “stigmatizzato”. Proverò a richiedere più libertà la settimana prossima: magari lo sviluppo motorio con il gruppo di binge eating oppure? Non ci sono altre possibilità che mi vengono in mente.
Flebo con “Ernesto il palo lesto”
Sono iper-agitata, non in senso ansioso, non in senso di iperattività da ADHD; posso forse definirla come un motore che mi porta vanti i pensieri e non riesco a coglierli (nemmeno per una pausa caffè). Le altre non riescono a capire bene il senso delle frasi che provo a mettere insieme. A volte sembrano proprio degli sproloqui, senza né capo né coda, ma che dentro di me sono tanto completi quanto un’oratoria (dai, non a livello di Cicerone!).
Ecco, leggendo la prima parte di questo capitolo avrete sicuramente inteso come mi sento mentalmente. Il mio corpo segue pari passo i miei pensieri. Mi sento velocizzata e senza tregua: per questo motivo ho una flebo di EN ogni giorno, e la piantana che mi porto in giro ha un nome: ErNesto il palo lesto, il “maritino”.

Gente che viene e gente che va dal ricovero DCA
Questa settimana ci sono state almeno quattro o cinque dimissioni dal reparto DCA, gente che aveva iniziato una settimana prima di me e che ha avuto un grande impatto sul mio percorso a livello psicologico. Sono contenta di aver condiviso questa parte di vita con delle anime così tormentate e piene di peculiarità che solo dentro qui si possono accettare incondizionatamente. Ci sono poi stati pochi arrivi in DCA e hanno aumentato a tal punto i pazienti di psichiatria nella nostra ala, che noi pazienti di disturbi alimentari siamo state spostate nella parte più piccola della saletta, con un tavolo unico più un tavolo da due: una specie di rimpatriata mentre siamo tutti i giorni a contatto ravvicinato. Un ché di surreale e talvolta imbarazzante.
Ammetto: una volta ho faticato a mangiare
Un giorno mi sentivo talmente attivata che ho faticato a mangiare: tamburellavo con le gambe e le braccia mi sembravano degli spaghetti scotti da quanto erano fiacchi: un misto di agitazione e fibromialgia che mi hanno portata a quella fatica immensa nel mangiare. Ma, poco alla volta – sforzandomi – sono riuscita a portare a termine l’obbiettivo del vassoio. Vittoria contro tutti e pat pat sulla spalla a me stessa!
Flebite
Ovviamente il primo accesso in vena mi ha provocato una flebite: non poteva non succedermi! Va tutto a gonfie vele direi: altro antibiotico e via andare, che la terapia non è mai abbastanza!
Bonus point: Infermiere che preferiscono le chiacchiere alle cure e i medici di guardia alla terapia al bisogno.
Doppio bonus point: mi tengono qui a oltranza, finché non sarò stabile e non avrò una diagnosi specifica.




5 stars sono l'affetto che ti mando, in un modo molto afasico e privo di senso tutto mio, questa sera la barca è per due... Ce la puoi fare! Ti sei pure sposata senza invitarmi! Pantarei sister!